La figura del padre assume nel nostro ordinamento una valenza giuridica tutta nuova con il 2006, anno in cui il legislatore finalmente introduce l’istituto dell’affidamento condiviso con cui per la prima volta si apre al concetto della cd., con un termine mutuato dalla sociologia, “famiglia democratica”.
Se al centro del diritto della famiglia contemporanea stanno i diritti del figlio, questi diritti reclamano un presupposto e un valore di riferimento rappresentato dalla relazione del figlio con i genitori (laddove siano ovviamente presenti entrambi); dunque il sistema giuridico è deputato a garantire e tutelare l’interesse a tale relazione non soltanto al momento della costituzione del rapporto genitoriale ma in ogni fase del rapporto anche, e a maggior ragione, nel momento spesso doloroso della crisi della coppia genitoriale.
La riforma dell’affido condiviso
Lo scopo che sta alla base della riforma dell’affido condiviso è proprio quello di realizzare un ribaltamento dei livelli di interesse, mettendo al primo posto quello dei figli i quali cessano di essere oggetto di decisioni e assurgono a soggetti titolari di diritti indisponibili.
Un processo che non nasce nel 2006 e che tantomeno si è esaurito con la legge 54 di quell’anno, ma che sempre di più si è radicato nelle pronunce giurisprudenziali e nelle leggi che hanno visto la famiglia al centro di molti interventi, in ultimo con la riforma Cartabia, ove anche lo svolgimento del processo pone al centro l’interesse del minore.
Grazie a questo processo democratico si assiste a uno strano rovesciamento di piani: finalmente si inizia a parlare di “padre” e di “figura paterna” che ha dei contenuti e una propria autonomia (i padri non sono più o non sono soltanto bancomat fruibili h24) proprio quando si abbandona il concetto giuridico di “patria potestà”!
Un processo, quello della democraticizzazione della famiglia, che ha avuto una tappa intermedia nella potestà genitoriale (che ancora faceva riferimento a un piano di preminenza dei genitori sui figli) per arrivare infine alla responsabilità genitoriale e al concetto di bigenitorialità.
Il concetto di bigenitorialità
Non vi è nessuna figura di preminenza e ciascuno è titolare di diritti e di doveri su un piano paritetico, democratico per l’appunto.
Sappiamo che con il concetto di bigenitorialità ci si riferisce alla situazione in cui i genitori separati o divorziati condividono la responsabilità della crescita e dell’educazione dei loro figli. Questo modello prevede che entrambi i genitori partecipino attivamente alla vita dei loro figli, prendendo decisioni importanti insieme e fornendo loro supporto emotivo ed economico.
La bigenitorialità si basa sull’idea che entrambi i genitori abbiano diritto a mantenere un rapporto significativo con i propri figli dopo la separazione o il divorzio. Questo approccio mira a garantire che i bambini abbiano il sostegno e l’amore di entrambi i genitori, favorendo uno sviluppo sano e stabile.
“si cessa di essere coppia ma si continua a essere genitori”.
Nel contesto della bigenitorialità, è fondamentale che i genitori siano in grado di comunicare in modo efficace e cooperativo, stabilendo accordi riguardo a questioni come la custodia dei figli, il tempo trascorso con ciascun genitore e le decisioni importanti che riguardano i bambini. In alcuni casi, possono essere coinvolti mediatori familiari o professionisti per aiutare a facilitare la comunicazione tra i genitori.
La bigenitorialità può presentare sfide e richiedere un impegno significativo da entrambe le parti, ma molti studi hanno dimostrato che è generalmente vantaggiosa per lo sviluppo dei bambini. Quando i genitori riescono a collaborare efficacemente e mettere da parte eventuali conflitti personali a favore del benessere dei loro figli, la bigenitorialità può offrire loro un ambiente stabile e amorevole in cui crescere.
I benefici della bigenitorialità
- La bigenitorialità offre ai bambini la possibilità di mantenere relazioni significative con entrambi i genitori
Consentendo loro di sviluppare un senso di identità e di appartenenza sia al padre che alla madre. Questo modello può contribuire a una maggiore stabilità emotiva, migliore adattamento alla separazione dei genitori e riduzione del rischio di problemi comportamentali e emotivi. - Comunicazione e cooperazione
La bigenitorialità richiede una comunicazione aperta e cooperativa tra i genitori. È essenziale discutere questioni pratiche come la custodia dei figli, l’educazione, la salute e il benessere in modo rispettoso e orientato al benessere dei bambini. La capacità di lavorare insieme per prendere decisioni importanti è fondamentale per il successo del modello di bigenitorialità. - Flessibilità e adattabilità
La bigenitorialità può richiedere flessibilità e adattabilità da entrambe le parti. Le esigenze dei bambini e delle famiglie possono cambiare nel tempo, e quindi è importante essere disposti a modificare gli accordi e gli orari in base alle circostanze. Mantenere un atteggiamento aperto e flessibile può favorire una transizione più fluida per i bambini. - Risoluzione dei conflitti
È inevitabile che possano sorgere conflitti tra i genitori separati. È importante imparare strategie efficaci per risolvere i conflitti in modo costruttivo, evitando di coinvolgere i bambini nelle dispute. La consulenza familiare o la mediazione possono essere risorse utili per aiutare i genitori a gestire i conflitti in modo positivo. - Coerenza tra le case
Per garantire la continuità e la stabilità nella vita dei bambini, è utile mantenere una certa coerenza tra le due case. Questo può includere l’adesione a routine simili, regole familiari e valori condivisi. Una comunicazione aperta tra i genitori può aiutare a stabilire linee guida coerenti per i bambini, indipendentemente dalla casa in cui si trovino.
La bigenitorialità richiede uno sforzo congiunto e un impegno costante da parte dei genitori, ma può essere un modo molto benefico per promuovere il benessere e lo sviluppo sano dei bambini dopo la separazione o il divorzio.
La bigenitorialità non può essere frustata dall’alta conflittualità tra i genitori. Sentenza Corte di Cassazione n. 9764/2019.
L’affido condiviso
Un concetto che va sempre ribadito: alle clienti donne è utile ricordarlo, perché molto spesso arrivano in Studio e hanno già scritto in fronte (basta talora il linguaggio non verbale) che i figli sono loro esclusiva proprietà.
E c’è sempre tanto bisogno di dirlo ai padri che, ancora troppo spesso, sono ancoràti a vecchi stereotipi del marito e del padre che lavora e che quindi non si deve occupare dei figli.
Mutuando di nuovo dal linguaggio sociologico ma anche da quello psicanalitico e quindi calati nella contemporaneità di una pluralità di famiglie anche (e finalmente) quelle omogenitoriali, dovremmo parlare non più di padre e madre ma ancor più correttamente di funzione paterna e di funzione materna, funzioni che sono considerate fondamentali per un figlio indipendentemente dal genere a cui appartiene il genitore.
E se la funzione materna si estrinseca primariamente nella cura, per dirla con le parole di un famoso psicanalista, la funzione del padre è l’incarnazione della legge e del desiderio. Non certo una legge autoritaria e prevaricatrice.
E’ evaporato il concetto (che nessuno certo rimpiange) di un padre Padrone, guida infallibile o autorità che ha l’ultima parola sul senso della vita e della morte, sul bene e sul male, su ciò che è giusto o sbagliato, occorre ripensare al padre, nel senso di simbolo di una Legge che si realizza nel dono della parola piuttosto che come sequestro della stessa, di una legge che si realizza non nella proibizione e nell’interdizione ma che sa aprire la vita alla forza del desiderio, un padre che sa generare un rispetto che non passa dal timore ma che si genera dalla testimonianza. Ecco dunque la funzione paterna oggi: non modello da imitare ma testimone del fatto che la vita può avere un senso. Umanizzare la Legge, unire e non opporre la legge al desiderio.
La partita si è spostata dal concetto di affido condiviso a quello di collocamento prevalente.
La funzione del padre oggi
Tutto questo discorso filosofico per dire che la funzione del padre oggi dobbiamo ricercarla nella testimonianza e cosa vuol dire testimoniare? Vuol dire essere presenti nella vita dei figli. Presenza in primis fisica ma che poi coinvolge molteplici aspetti dello sviluppo e del benessere dei bambini.
Il padre dunque può trasmettere valori, norme sociali, abilità e competenze per aiutare il figlio a svilupparsi come individuo responsabile e autentico.
E’ grazie alla presenza e all’interazione affettuosa di un padre che si sviluppano senso di sicurezza, autostima e fiducia nei figli. Un padre che esprime affetto, partecipa alle attività quotidiane e dimostra interesse per il benessere dei figli può favorire uno sviluppo emotivo sano.
Coinvolgimento attivo
Il coinvolgimento attivo dei padri nella vita dei loro figli è un elemento essenziale per il loro sviluppo. Ciò include partecipare a attività ludiche, educative e sportive, essere presenti nelle occasioni importanti come le performance scolastiche o gli eventi sportivi, e contribuire alle decisioni che riguardano la vita dei bambini.
Occorre anche disciplina
I padri possono contribuire a stabilire regole, limiti e disciplina nella vita dei loro figli e in questo caso l’autorità paterna, quando esercitata in modo coerente e rispettoso, può aiutare i bambini a comprendere i confini, ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni e a sviluppare un senso di giustizia.
Supporto economico
La funzione del padre può includere anche il supporto economico per i figli. Contribuire finanziariamente al loro benessere e alle loro esigenze materiali è un aspetto importante della responsabilità genitoriale.
Negli ultimi anni, c’è stata una crescente attenzione sulla paternità attiva. Questo concetto promuove l’idea che i padri abbiano un ruolo significativo nell’assistenza e nell’educazione dei loro figli sin dalla nascita.
La paternità attiva sottolinea l’importanza di essere presenti, partecipare alle cure quotidiane, coinvolgersi nelle attività di gioco e fornire supporto emotivo ai bambini. Attraverso l’esempio e l’interazione quotidiana, i padri possono contribuire a promuovere una visione equilibrata dei ruoli di genere, sfidando gli stereotipi e incoraggiando l’uguaglianza e l’autonomia nei figli.
E’ ovvio dunque che non basta soltanto la qualità ma è necessaria la quantità del tempo.
Perché si realizzi tutto questo il padre deve stare con il figlio quanto più possibile.
Sappiamo però che ciò spesso incontra le resistenze delle madri e molto spesso almeno in passato ha incontrato le resistenze dei Tribunali chiamati a pronunciarsi.

Autore del post
Avv. Francesca Scatolini
Da molti anni riceve incarichi per il ruolo di Amministratore di Sostegno o di Tutore e ha maturato ampia esperienza nel settore della tutela delle persone e in particolare dei soggetti deboli.
Socia Ondif (Osservatorio Nazionale sul diritto di Famiglia), svolge prevalentemente la professione nell’ambito del diritto di Famiglia e delle Successioni, privilegiando le tecniche di ADR per la risoluzione dei conflitti intra familiari.








